Piccolo aneddoto: QUANDO UNA COSA CHE SEMBRA PICCOLA NASCONDE UN UNIVERSO


Da una mia risposta nel blog di Boris

Sera del 27 dicembre 2008. La mia casa sembra caduta nel profondo di un pozzo. Fredda, silenziosa e buia. I bambini non ci sono, lui li aveva portati in Emilia dai suoi genitori la mattina presto. La notte precedente lo scontro, la rabbia quelle cose che sembrano non succedere mai quando molti ci guardano e conoscono la nostra storia d'amore.
I miei occhi provati sono segnati dalle lacrime e tentano di uscire di nuovo quando chiusa nello studio guardo i suoi disegni.
Chiamo la mia amica P. che mi dice: "Vieni qui, non restare lì dentro. Vedrai le cose più chiaramente" e la mia amica P. di cose ne sa ed è sempre quanto mai una luce nei miei momenti bui.
Con un po' di trucco cerco di nascondere i segni della mia battaglia. La moto come per un segno del destino mi aveva abbandonata qualche giorno prima, allora chiamo un taxi.
Entro nel taxi e tengo lo sguardo fuori per cercare di non far vedere al tassista la mia faccia. Nel silenzio dell'imbarazzo di due persone che non si conoscono il tassista accende l'autoradio e il testo fievole di una canzone entra come un pugno nel cuore. De André, De André. Non è la radio, è un cd. "Le piace De André ?" e in men che non si dica dentro quel taxi mi siedo in mezzo appoggiando le braccia intorno al sedile anteriore e ascoltiamo la musica di De André ad alto volume. Parliamo di De André e il tassista mi racconta di pianificare il capodanno alla mostra di Genova. Tutto ciò che ci stava prima, tutto ciò che ci sta fuori quel taxi non esiste più, mi era scivolato via.
Cantavo De André dentro di me.
Esco da quel taxi diversa da come ci sono entrata.
E la serata diventa magica perchè solo De André in quella capsula gialla fuori dal tempo mi aveva predisposta a uno spirito diverso. Una cena con P. e poi a bere in compagnia di un pianista, un attore francese e altre anime in un luogo diverso, in un bar che non pretende di essere chic in una Milano che non può più permettersi di essere chic.
Torno a piedi alle 3 di notte, nell'ora in cui Milano è più sincera e mi ricordo di avere De André tra le canzoni del mio telefono e mi ascolto "La ballata dell' amore cieco" fino al portone.
Entro in casa e a metà del corridoio sento girare una chiave nella toppa della porta. Presa dal panico mi incollo al muro e guardo la porta dello studio sperando che il cane abbai. Si apre la porta e vedo schizzare dentro Navarre e sulla soglia con in mano il guinzaglio Cristian mi dice "Sono venuto a portare fuori il cane". La mia amica P. su questo mi ha fatto una bella battuta via chat il giorno dopo: "Sì, è normale tornare da Reggio Emilia per portare fuori il cane."
Io sono rimasta incollata al muro, lui si è avvicinato e mi ha dato un bacio.
La mia battuta dopo quel bacio fu: "C'è la mostra di De André a Genova, dobbiamo andarci."
Mai come prima De André è stato così nostro, così grande nel nostro universo. Aspetto con ansia di andarci. Aspetto con ansia di veder nascere i tarocchi che Cristian disegnerà per questa mostra, un'idea bellissima organizzata dalla mostra per rendere De André e le sue canzoni un patrimonio di tutti noi.
Dentro i testi di De André ci sono piccole storie, dentro quelle piccole storie ci siamo noi tutti, le nostre piccole grandi storie. La storia del nostro paese.


la mostra di De André: