Sulla morte di Taricone ... perché quando era in vita mai ci avrei scritto qualcosa...


Non voglio santificare. Non vorrei dare opinioni in merito alla sua carriera o sulla persona, ma... la notizia mi sconvolge e non so bene il perché.
Non sopporto alcun reality, di nessun tipo (ribadisco che in casa nostra non si guarda più la televisione dal caso della Franzoni, non esistono proprio i canali e non esiste alcuna antenna).
Però ho visto il primo Grande Fratello, tutto, dalla prima all'ultima puntata, per curiosità personale, per curiosità narrativa, per capire cosa fosse un vero e proprio Reality, come funzionava, come si svolgevano le dinamiche e fin da subito ho colto il potere dell' inquadratura, il potere registico seppur dentro la casa niente doveva essere prestabilito.... ma già al casting, quando scegli dei personaggi... Ma non voglio soffermarmi sulla questione reality dal punto di vista tecnico.
Dal quel primo e ribadisco unico reality che ho visto dal principio alla fine, se non qualche puntata dell' Isola dei Famosi (sempre al primo lancio), ho provato un senso di angoscia e paura. Quel successo all'apparenza così facile, quel colpo di fortuna pari all'aver vinto una qualche lotteria, la possibilità data al Popolo di poter diventare star "senza" fatica, senza alcun tipo di capacità mi aveva sconvolta. Questo disagio non era dato dal fatto che fosse giusto o sbagliato, ma perchè il messaggio che passava lo ritenevo nocivo per i miei figli, nocivo per il fatto che tutto sembrava così semplice quando sapevo e so benissimo che la vita reale è totalmente diversa... tutto fuorché facile: a volte drammatica e mai con la sicurezza di un lieto fine.
Pietro Taricone non mi stava per niente simpatico, non amavo il suo atteggiamento, ma in fin dei conti non ho mai apprezzato nessuno lì dentro perché non ho mai pensato di poter vedere la realtà. E a questo gioco reality non reality ci abbiamo giocato tutti, nessuno escluso: i partecipanti, i tecnici, gli autori, il pubblico. Tutti avevamo la coscienza di giocare al grande gioco di plastica chiamandola vita, chiamandole persone.
E' brutto dirlo, ma finché l'altro ieri era vivo non mi sono mai curata di Taricone, ho sempre cercato di non soffermarmi e dire fa bene o fa male, se lo merita, non se lo merita, è bravo non è bravo. Tanto sono sempre state le azioni a determinare un giudizio in qualsiasi cosa e per come dicevo qui a un certo punto sono entrata nel mio palinsesto personale. Mi piace ? Me lo vado a cercare. Non mi piace ? Non lo guardo proprio. Semplice. E così il mio pensiero si riduce a quello, spegnere o accendere, cliccare o non cliccare. Diretto, immediato, istintivo e palese.
Perciò cliccavo su Taricone ? Ho visto qualche suo film ? Ho seguito la sua carriera ? No.
Oggi però sapere della sua morte, sapere che lascia una bambina ancora così piccola, questo no, non lo auguro a nessuno, nemmeno al tipo o alla tipa della televisione che mi sta più sui coglioni.
Diranno, faranno, parleranno, opinioneranno su questa sua scomparsa: alcuni diranno che parlare di lui è eccessivo perchè c'è tanta gente "normale" che muore e non ne parla nessuno e che lui scegliendo uno sport pericoloso se l'è cercata, altri diranno che era così e cosà e che è giusto che resti nell'immaginario della gente.
Io vorrei solo, come lo vorrei tante volte, avere veramente il potere del telecomando e tornare indietro perché sì non era certo un Alberto Sordi, non era certo uno Stefano Benni, ma la vita di una persona non si misura in base alla grandezza nel mondo, al successo meritato o immeritato.
"E ma così diventerà più famoso di quello che era e rimarrà nella memoria per sempre..." bella consolazione, bella consolazione del cazzo, fossi in lui sarei proprio felice.
E' vero, lo ricorderò sempre per la sua morte e non per la sua vita e per il dolore che sicuramente lascia alla famiglia avrei preferito che fosse un signor nessuno ma con il grande dono di poter vedere la proprio bambina diventare una donna. Nessun successo, nessun grande fratello è paragonabile a questa grande fortuna.