Autoproduzione nel fumetto. Perchè Sì - I° PARTE

Sul discorso dell'autoproduzione gira e rigira sono sempre dell'idea che sia una cosa sana e che bisognerebbe sempre prenderla in considerazione. I perché e i per come li posso solo spiegare attraverso un' analisi di un percorso personale più o meno condivisibile. Cercherò con questi post di esaminare nella maniera più pratica possibile i vantaggi e gli svantaggi incontrati facendo questa esperienza.
Sarà una cosa lunga perché in effetti la risposta "Sì, l' autoproduzione conviene" va presa un attimo con le pinze.

1998 Prima autoproduzione di gruppo. Gruppo formato da elementi di una stessa classe in procinto di dare gli esami alla Scuola del Fumetto di Milano e da altri compari esordienti del periodo. Chi ci pubblicò: Diego Pagani, Mabel Morri, Elena Accenti, Cristian Neri, Marzia Cappello, Attilia Rapposelli, Alessandro Quartieri, Alessio Spataro, Devis Gobbi, Armando Mascetti, Nino Scuderi, Giulio Voltolina,Luca Brandi, Paola Parra, Toni Viceconti.

Tutti parteciparono all'autoproduzione con l'intento di ottenere visibilità, ma con obiettivi diversi (che spiegherò in seguito anche perché si fecero più chiari via via con il tempo)

Tiratura: 2.000 (una bordata, a posteriori capimmo che forse era meglio calare a 1.000)

Dove venne portato: 1a volta come espositori a Lucca (allora c'era la Altervox che facilitava il costo dello spazio per le autoproduzioni e che si occupava anche di distribuzione), Milano (giocando in casa e offrendo vino di produzione artigianale vendemmo parecchio 700 copie che a noi parvero veramente pochissimo) e infine Roma Expocartoon (fu una delusione in termini di vendita e logistica

Totale vendita: circa 1.200 tra fiere e distribuzione (Pan, Pegasus e Artevox)

Ci rientrammo ?: No

Valeva la pena ?: Sì per i seguenti motivi: cominciammo a mettere un piede nell'ambiente e già alla seconda fiera conoscevamo tutti, dai negozianti, alle altre case editrici, alle altre autoproduzioni. Inoltre, la cosa più importante, le competenze acquisite furono: la differenza dal prodotto fatto a quello stampato, la capacità nel chiedere preventivi e nell'organizzazione della logistica. Seguire un prodotto dall'inizio alla fine a volte può essere illuminante e utile in un futuro.

Alla seconda autoproduzione il gruppo si sciolse perché gli obiettivi diversi cominciavano a concretizzarsi: per esempio per Mabel e Diego era importante affermare il proprio stile, per me e Neri quello di imporre un proprio prodotto, Alessio era già dappertutto, altri entrarono in riviste da edicola come illustratori e altri ancora entrarono in studi grafici o più semplicemente per altri significò la fine dell'esperienza fumetto perché a conti fatti non interessava poi molto.

Perciò se sei un giovanissimo esordiente, vale la pena autoprodursi ?: per me sì e sempre sì. Inoltre oggi i costi di stampa si sono abbassati notevolmente rispetto a quegli anni, ma mai sparare più di mille copie. Più che altro curatene la confezione e ovviamente il contenuto.

Fine prima parte. Da questo momento il discorso autoproduzione si complica un po' di più.
(in una risposta ad un post di un altro blog qualcuno chiedeva: " Quando so di essere pronto per autoprodurmi ?" Questa domanda non è una cazzata e meriterebbe di essere approfondita)