PROGETTO ORA e la questione della responsabilità



Domenica 25 marzo 2012 a Cremona si terrà una serata concerto/performance dedicata al Progetto Ora sul tema del testamento biologico promosso dal gruppo musicale Diskanto e dedicato al caso Welby.
Su questa cosa mi ero promessa di dedicare un bel po' di righe perché parteciparvi ha smosso delle cose nella pancia che forse stavano lì da un po'.

Mi contatta Michele Ginevra per invitare me e Cristian a partecipare con una illustrazione o con un fumetto di una tavola sul tema del testamento biologico. Accettiamo di buon grado, il tema è importante per tutti, poi faccio fatica a dire di no a Michele, non tanto perché è una persona che stimo per il suo carattere spensierato e sempre cordiale, ma perché quando c'è di mezzo lui le cose proposte sono sempre verificate e controllate. Non è cosa da poco quando le iniziative proposte non arrivano a vanvera.
Beh, iniziamo con un approccio tecnico, analizziamo la richiesta e l' utilizzo finale del materiale. Il progetto prevede l'uscita di un cd dei Diskanto con il singolo Ora accompagnato da un libretto 12x18 cm dove verranno inserite le immagini degli artisti coinvolti. Prendiamo la misura su un foglio e scartiamo l'idea del fumetto: troppo piccolo il formato stampa e troppo poco tempo per studiarlo in modo adeguato. Ok concentriamoci sull' illustrazione.
Entriamo in fase due: la ricerca. Cominciamo a cercare informazioni sui casi di cronaca partendo da Piergiorgio Welby, al caso Englaro fino ad arrivare a uno straziante caso statunitense che non vi linko perché io non sono riuscita a guardare certe immagini, Cristian sì ha voluto premere sull'acceleratore e poi vi spiego anche il perché.
A un certo punto di questa fase due/ricerca ecco che arriva ciò che ci aspettava dietro l'angolo: il cazzotto nello stomaco. Buttiamo giù delle idee, delle immagini ma freschi di informazioni ci risuonano nella testa quelle campane discordanti, le lotte verbali in alcune trasmissioni che abbiamo visto.
Le opinioni a favore e quelle contro ci sbattono su un muro ad una velocità supersonica. Cominciamo a discutere. Discutere, non litigare... dopo anni di lavoro insieme abbiamo affinato la discussione a favore del lavoro. Pongo delle domande provocatorie e lui ne pone a me scambiandoci i ruoli, una volta contro e una volta a favore. A un certo punto viene fuori una frase che più o meno tuonò così: "Ma porca miseria ! Non stiamo raccontando la storia di un ghiro quando va in letargo, qui si sta parlando della vita, della morte e della libertà, e' una responsabilità ce ne rendiamo conto ?!". Ed eccola che arriva strisciante la questione della responsabilità. Lo dico sempre, lo diciamo sempre agli allievi, quando uno lavora con un linguaggio che sia cinema, fumetto o altro diciamo delle cose e di queste cose dobbiamo prenderci la responsabilità perché è un lavoro che presuppone un contatto diretto o indiretto con il pubblico, persone altre, non è parlare a una cena con degli amici, del tuo punto di vista ne rimane una traccia indelebile dal momento in cui la cristallizzi in un lavoro. Poi un giorno puoi anche pensarla diversamente, ma nel momento stesso in cui fissi l'immagine devi esserne convinto perché cambiare è una cosa, rinnegare un'altra. Pian piano l'attenzione si sposta sulla responsabilità dell'arte e dei linguaggi favorendo l'inizio della fase tre.
Prendiamo in esame la possibilità di portare avanti un suo lavoro di ricerca e di illustrazione personale che lui chiama destrutturazione e che ha scelto di non pubblicare nemmeno su web per adesso.
Una cosa pareva certa, una cosa che tutte le discussioni non hanno smosso neanche di un millimetro; una nostra comune convinzione e pensiero: la libertà personale di ogni individuo è al di sopra di tutto e va rispettata se questa fa parte del proprio universo interiore e di pensiero. Ed ecco arrivare l'immagine di una materia deteriorata, di un corpo metallico arrugginito che imprigiona la vera essenza di una persona, il proprio cosmo. Lasciate che si liberi se questo è il suo desiderio.
"Mano libera ed ecoline, poi il computer." "Ok sono d'accordo." E così mentre entra la fase quattro, quella esecutiva, quella materiale, le discussioni si placano e scivola dentro il personale, quello della coppia, la più difficile, la più intensa, la più intima. Essere sposati non è solo una responsabilità legale, ma anche morale e di rispetto.
Mi racconta di quel caso negli Stati Uniti, mi chiede se voglio vederlo. Io dico di no. Mi spiega che voleva vedere fino infondo per capire il suo stesso pensiero. Condivide questo pensiero con me e io condivido con lui il mio. Ci diciamo in faccia qualcosa che non avremmo voluto neanche prendere in considerazione, ma ORA siamo qui.
Facciamo un patto importante che riguarda noi due, una promessa diversa ma nel rispetto della libertà dell' una e dell'altro.
"Lo rispetterai ?"
"Sì"
"E tu il mio ?"
"Sì"


Infine vi rimando a QUESTO link
dove potete trovare info sul progetto